venerdì 16 aprile 2010

Bruno


"Non temere, re dei morti, vengo con cuore puro: accoglimi nella tua dimora per sempre: mai più ne uscirò"
(Teseo- "Fedra" di Seneca, secondo atto)

Bruno Garilli se n'è andato. Uno dei maestri del teatro mantovano, uno dei miei maestri.
Rude, come nella migliore tradizione dei registi teatrali. Eccezionale in scena. Artista nella vita, e mai per posa, col cuore pieno di passioni e tormenti, e il suo studio pieno di libri, le casse piene di quadri. Uno che avrebbe potuto conquistare il mondo, uno a cui un Marcello Mastroianni giovanissimo e pieno di sogni, disse: "Andiamo a Roma? Vieni?" Uno è partito, l'altro no, e il resto è storia.
Ma la dimensione di Bruno erano la sua officina, dove forgiava il ferro, e il suo teatrino, Minimo ma grande, dove forgiava gli attori, e le persone. Non è la fama a far grande un attore, e questo l'ho imparato da lui. Lo vedo allontanarsi, sempre in nero, i capelli bianchissimi, la valigetta con i copioni, gli articoli, i saggi. Ricordo le sue telefonate dopo le prove: rare, e per questo significative di un buon lavoro, di un incoraggiamento tra le righe.
"Fammi sentire la pausa! Voce di petto! Non mangiare!"
Da oggi in poi me li ripeterò da sola, a fior di labbra, ad ogni copione.

Emily

(in foto: Arlecchino d'oro, 2005, Palazzo Te: prima dello spettacolo)