domenica 28 marzo 2010

Un mirabolantecosmico pomeriggio anni '90

Il telefono. Duemilioni di volte. Per lunghe, interminabili conversazioni. E non il cellulare, certo, che quello è per i professionisti in carriera, o eventualmente per gli sfigati, ovvio: ma quello col filo, da arrotolare lungo il braccio o da mordicchiare stiracchiandosi sul letto o sul tappeto del salotto.
Il telefono, con ancora il pranzo in gola, e la voce rauca dai bisbiglii e le risate fatte a scuola. A scuola ci sono le materie, certo, ma ci sono anche i libri scritti a 4 mani, romanzi che parlano di noi e che chissà forse un giorno leggeranno tutti! Il palinsesto pomeridiano, a paripasso coi compiti: matematica, o quel che è, Baywatch, storia, Bayside school. Più tardi, un fintoripasso e Willy, il principe di Bel air. Nel mezzo il pomeriggio teen di italia 1, che Mtv Italia è al di là da venire. Tanta musica, sempre e fino in fondo. A cena, poi, si canta col karaoke: cantano pure i nonni, Fiore piace anche a loro. E ci sono le cassette incise con le nostre voci, piene di risate e storie buffe, destinate a farci innamorare per sempre del nostro io adolescente riportando alla luce, vera archeologia da salotto, quei pomeriggi perfetti. Questo quando non si esce: che allora sono corse a perdifiato coi capelli al vento e le giacche aperte, anche d'inverno: d'altronde, con 40 gradi si mettono i jeans...non c'è tempo che possa scalfirti!
I miei anni novanta sono stati così, ma non tutti. Perchè si cresce in fretta a volte, e a me è riuscito maledettamente bene.
Ma c'erano i sogni, i sogni, e com'erano grandi e belli eppure velati da una patina d'incertezza, e naturalmente c'era l'amore, quello vero che arriva una sera all'ora di cena cogliendoti di sorpresa, sul filo di quel telefono, con la camicetta sbottonata larga sui collant neri e la voce che ti trema. Non perfetto forse...ma come mai potresti sognarlo.
Dedicato al 28/3/1994

Emily
(in foto: Emily, 1996)