martedì 28 aprile 2009

Io, sempre


Ogni tanto, nel corso della mia vita artistica (la chiamerò pomposamente così, concedetemelo) mi sono trovata di fronte a persone che si stupivano, se non addirittura mi rimproveravano, per le mie numerose passioni. A quanto pare, per una qualche logica, se vuoi fare le foto non puoi fare la giornalista, se vuoi recitare in modo professionale non puoi mostrare il sedere, se vuoi fare la poetessa è sconveniente che reciti. Ergo, giungendo al consiglio: scegli una cosa, fai quella, e falla bene. Punto.
Di per sè, non è che non condivida. Tutt'altro. Spesso questo parere è giunto da persone che stimavo, e dato certamente col cuore. E ha un suo senso, un suo fondamento. La sua applicazione, ahimè, è ben altra faccenda. Io amo tutte queste cose. E non le amo soltanto. Che mi riescano bene o meno, infatti, esse sono parte integrante della mia personalità. L'amore per loro è nato con me, esiste vivo fin da quando mi ricordo. Non tolgo nulla all'una, o all'altra cosa: esse si intersecano, si sposano tra loro, si completano e completano Emily. Questo stesso blog è un po'il mio manifesto in questo senso: c'è ciò che scrivo, quel che penso, i ricordi, ciò che mi dà emozione. Ma queste sensazioni spesso hanno la loro catarsi in un mio sguardo, in un mio movimento, in una curva del mio corpo. Le avvolgo, letteralmente, le comunico, le dipingo a tinte forti o delicate. Nelle foto esprimo un attimo, un guizzo, un istante irripetibile di me che qualcuno ha colto. Come nelle mie poesie. E parlo di me a me stessa, prima ancora di tutto, per conoscermi e conseguentemente darmi più intensamente anche agli altri anche quando recito, in scena. Ed ecco che, come in una spirale, ritroviamo un altro aspetto della mia vita, anche questo essenziale ed incancellabile. Sono un guazzabuglio forse, che volete farci. Incoerente, tracotante, logorroica, incomprensibile, confusa, determinata, sincera, testarda, appassionata. E chi più ne ha più ne metta. Ma sono sempre io. Io, Emily.
Emily Pigozzi